Rivoluzioni per la dignità

L’Italia è il primo fornitore europeo di armi alla Libia, dove oggi i morti per mano del regime sono saliti a 10.000. 

Il valore delle esportazioni italiane di natura militare verso la Libia è in costante crescita e si è attestato per il 2009 (dato complessivo più recente) sui 112 milioni di euro.

Rete Disarmo e Tavola della Pace chiedono il blocco immediato della vendita di armi e ogni altra forma di collaborazione militare con la Libia > leggi un articolo sull’argomento.

Nel 2004 l’Unione Europea ha revocato l’embargo militare alla Libia che durava dal 1986. L’Italia rivendicò questa decisione come un successo diplomatico del nostro paese. Allora era ministro degli esteri lo stesso di oggi, Franco Frattini, e la revoca dell’embargo è stata sostenuta sia dal governo sia dall’opposizione. L’Unione Europea affermò che avrebbe esercitato pressioni affinchè la Libìa garantisse ai suoi cittadini il pieno rispetto dei diritti umani. Inoltre, dichiarò che la vendita di armi alla Libia sarebbe stata limitata da un codice Ue, che avrebbe proibito l’utilizzo di forniture militari per la repressione interna o per guerre regionali.

Nell’agosto 2008 il governo italiano (Berlusconi IV) ha firmato il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia. Finmeccanica, la holding pubblica italiana che controlla alcuni dei principali produttori di armamenti al mondo, è stata una delle prime aziende a sfruttare questa occasione > leggi un articolo sull’argomento di Popoli, mensile dei gesuiti. Come risposta, qualche giorno fa Finmeccanica ha pubblicato un comunicato stampa in cui tenta di difendersi da queste accuse.

Sempre nel 2008, l’annuale rapporto di Amnesty International denunciava in Libia il perdurare di gravi violazioni dei diritti umani, civili e politici.   

Petrolio, cammelli e finanza è un libro del 2010 che analizza il rapporto politico-economico tra Italia e Libia nel corso dell’ultimo secolo.

Varie pagine aggiornate di Wikipedia sono già disponibili sulle rivolte in Tunisia, EgittoLibia.  

E’ appena uscito per Bompiani un saggio sull’argomento di Thar Ben Jelloun: La rivoluzione dei gelsomini. Questo era anche il titolo del mio post, finché non ho letto un reportage a fumetti di Chappatte pubblicato sull’Internazionale dove si dice: «Rivoluzione dei gelsomini? Neanche per sogno. Così fu ribattezzato il golpe di Ben Ali nel 1987. I tunisini preferiscono “Rivoluzione per la dignità”. Certo, turisticamente vende meno.»

Il Manifesto ha pubblicato un appello: fermiamo il massacro in Libia, che ha come primi firmatari Andrea Camilleri, Luigi Ciotti, Cristina Comencini, Margherita Hack, Dacia Maraini, Moni Ovadia, Igiaba Scego.

Nella versione online dello stesso quotidiano, si può leggere una lettera (“Armi italiane contro gli insorti in Libia“) firmata da un gruppo di ex operai della Breda Fucine di Sesto san Giovanni (Mi).

Advertisements

Una risposta a Rivoluzioni per la dignità

  1. hi!,I love your writing very so much! share we keep iin touch extra approximately your pot on AOL?

    I need an expert oon this area to solve my problem. Maybe that is you!
    Looking forward to look you.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: